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Milan, ora Amorim può sorridere con Pulisic, Rabiot e Moreira

Dal ritorno dell'americano alla nuova posizione del francese, fino alla difesa a quattro: ora il Diavolo ha certezze da cui ripartire

Milan, ora Amorim può sorridere con Pulisic, Rabiot e Moreira

Per una volta, più del risultato conta ciò che il Milan ha mostrato nei novanta minuti contro il Lecce. Il 3-0 di San Siro non è soltanto una vittoria larga con cui arrivare alla sosta con maggiore tranquillità, ma la fotografia di una squadra che sembra aver trovato nuove soluzioni dopo una fase di dubbi e critiche. Ruben Amorim ha cambiato qualcosa, sia negli uomini sia nell’interpretazione tattica, e ha ricevuto risposte importanti.

La sfida contro la squadra di Di Francesco non basta naturalmente per stabilire se quella vista a San Siro sia la versione definitiva del Milan. Il campo dirà se si tratta di una svolta o soltanto di una parentesi. Di certo, però, Amorim può portarsi dietro dalla sosta alcune certezze sulle quali costruire il resto della stagione.

Pulisic, la differenza si vede

La prima riguarda Christian Pulisic. La sua prima partita da titolare ha confermato quanto il Milan abbia bisogno delle caratteristiche dello statunitense. Nella rosa rossonera non sembra esserci un altro giocatore capace di garantire sulla trequarti la stessa combinazione di imprevedibilità, inserimenti e qualità negli ultimi metri.

Il gol dell’1-0 è l’esempio perfetto. Pulisic attacca la profondità, raccoglie il lancio millimetrico di Pavlovic, controlla magnificamente e poi batte Falcone di controbalzo, anticipandone l’uscita.

Da Loftus-Cheek a Saelemaekers, passando per Hutchinson e Cisse, gli altri trequartisti possono offrire caratteristiche differenti, ma nessuno sembra avere lo stesso istinto per attaccare gli spazi dell’americano.

E c’è anche il dato realizzativo. Pulisic non segnava con il Milan da 266 giorni, ma il suo peso offensivo resta superiore a quello degli altri giocatori che Amorim ha a disposizione in quel ruolo. Non soltanto per i gol: l’americano sa attaccare la profondità, venire incontro, giocare di sponda e creare spazio.

Lo dimostra anche l’azione del 2-0, quando con un tocco di prima favorisce la corsa di Rabiot, autore della rete. Il Milan, insomma, sembra avere un volto diverso quando Pulisic è in campo. Ora toccherà ad Amorim gestirlo anche sul piano del turnover.

Amorim cambia pelle

La seconda indicazione arriva dal sistema di gioco. Amorim sembra aver compreso che in Serie A la rigidità tattica può diventare un limite e contro il Lecce ha mostrato una maggiore capacità di adattamento.

In diverse fasi della partita il Milan si è schierato con una difesa a quattro, con Gila spostato sulla destra ed Estupinan più basso sulla sinistra. Una soluzione che ha sorpreso il Lecce e ha permesso ai rossoneri di sviluppare la partita secondo un piano differente.

Il vantaggio più evidente è arrivato nella gestione di Chukwueze, liberato dalla necessità di percorrere continuamente tutta la fascia in entrambe le direzioni. Meno corse, più libertà e una squadra complessivamente più equilibrata.

La vera novità, però, è soprattutto nell’approccio di Amorim. Il portoghese, dopo le esperienze vissute anche al Manchester United, sta mostrando di essere disposto a mettere in discussione alcune delle proprie convinzioni. I principi restano, ma il sistema può cambiare in funzione dell’avversario e delle caratteristiche degli uomini a disposizione.

Rabiot torna al centro

Poi ci sono le scelte sui singoli. In difesa Amorim sembra avere già individuato alcune gerarchie, mentre in altri reparti il quadro è ancora più aperto.

Luka Modric, quando il Milan riesce a dominare la partita, rappresenta un valore aggiunto enorme. Ancora di più se al suo fianco c’è un giocatore come Adrien Rabiot, tornato in mediana dopo gli esperimenti sulla trequarti.

Il francese ha trovato anche il suo primo gol stagionale a San Siro, confermando di poter essere decisivo in più zone del campo. Può adattarsi a diverse esigenze, ma la sensazione è che tenerlo fuori dall’undici titolare sia sempre più complicato.

E Moreira adesso chiede spazio

Il grande interrogativo riguarda invece Diego Moreira. Il portoghese ha già dimostrato di poter essere un’arma importante entrando a partita in corso, ma il suo impatto sta iniziando a porre una domanda inevitabile ad Amorim: quando arriverà il momento di affidargli una maglia da titolare?

Il tecnico avrà ora tre settimane per lavorare, osservare e scegliere. La sosta arriva nel momento giusto per mettere ordine nelle gerarchie e nelle idee. Il 3-0 al Lecce non rappresenta una sentenza, ma ha consegnato ad Amorim qualcosa che dopo le ultime settimane sembrava essersi perso: una direzione precisa da seguire.