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Nasce la nuova Italia di Mancini: l’obiettivo è tornare a vincere

Il Ct torna sulla panchina azzurra dopo tre anni e guarda al futuro senza rinunciare all’ambizione: «In quattro anni qualcosa porteremo a casa»

Nasce la nuova Italia di Mancini: l’obiettivo è tornare a vincere

Tre anni dopo l’addio arrivato nell’estate del 2023, Roberto Mancini torna sulla panchina dell’Italia con un obiettivo ambizioso ma senza lasciarsi andare a promesse impossibili. «In quattro anni qualcosa porteremo a casa», ha detto il nuovo ct, scegliendo una formula diversa rispetto alle profezie che avevano accompagnato il suo primo ciclo. Quello culminato nel trionfo di Wembley, dopo un percorso di 37 partite senza sconfitte e un Europeo conquistato contro ogni previsione.

Ora il contesto è completamente diverso. L’Italia arriva da tre Mondiali consecutivi senza qualificazione, ma Mancini ritrova una rosa che, per caratteristiche e struttura, può permettergli di costruire qualcosa di nuovo. La prima tappa passa dalla Nations League e da un percorso che dovrà riportare gli Azzurri stabilmente nell’élite internazionale.

Il nuovo 4-3-3 di Mancini

Ripetere l’Italia del 2021 non sarà possibile, anche perché sono cambiati uomini e caratteristiche. Quella squadra aveva costruito la propria identità sul doppio play Jorginho-Verratti, su un possesso palla sofisticato e su un 4-3-3 capace di trasformarsi continuamente in fase di costruzione.

La Nazionale di oggi è diversa anche fisicamente. Accanto a Barella, unico interprete con caratteristiche simili a quelle dei “piccoletti” di allora, ci sono giocatori più strutturati come Doumbia, Pio Esposito, Kean, Zaniolo, Calafiori e Scamacca.

Per questo Mancini sembra intenzionato a mantenere alcuni principi, ma adattandoli alla rosa attuale. Più corsa e fisicità, più verticalità e meno possesso esasperato. L’idea rimane quella di una squadra aggressiva e propositiva.

«Preferisco rischiare di prendere un gol in più, ma attaccare», è uno dei concetti che il ct ha ripreso dal primo ciclo. Contro il Belgio, venerdì, Mancini vuole vedere proprio questo: aggressività, capacità di saltare l’uomo e atteggiamento offensivo.

Durante l’allenamento il tecnico si è soffermato anche con Pio Esposito e successivamente con Sebastiano Esposito, lavorando sui movimenti offensivi. Un dettaglio che racconta quanto il nuovo ct stia già entrando nel lavoro specifico degli attaccanti.

Dal 4-3-3 al 4-2-3-1

Il primo allenamento ha lasciato intravedere il ritorno al 4-3-3 come sistema di partenza, ma Mancini sembra orientato a essere meno rigido rispetto al passato.

Le caratteristiche di alcuni convocati aprono infatti alla possibilità del 4-2-3-1. Zaniolo, ormai utilizzato più da seconda punta che da esterno puro, e Maldini, interpretabile anche da trequartista, possono modificare la struttura offensiva senza stravolgere i principi di gioco.

Anche la necessità di gestire il nuovo calendario internazionale avrà un peso. Quattro partite in meno di due settimane rendono inevitabile un ampio turnover e impongono al ct di preparare una squadra capace di cambiare uomini e assetto senza perdere identità.

Le prime scelte contro il Belgio

Partendo dal 4-3-3, le indicazioni emerse finora permettono di ipotizzare una possibile Italia per il debutto. Tra i pali ci sarà Donnarumma, mentre sulle fasce difensive potrebbero agire Kayode e Calafiori. Al centro, con Bastoni squalificato, spazio a Mancini e uno tra Scalvini e Coppola.

Dimarco ha dovuto rinunciare alla convocazione e al suo posto è arrivato Ruggeri.

In mezzo al campo, difficile rinunciare a Barella e Frattesi, con Tonali ancora non al massimo della condizione e quindi candidato a entrare successivamente. Davanti alla difesa resta invece da capire chi avrà le chiavi della costruzione: Romano può rappresentare una soluzione, mentre si attende di capire se Mandragora riuscirà a recuperare. Un’altra possibilità è rappresentata dallo spostamento di Fagioli.

Il rebus del tridente

La scelta più affascinante riguarda però l’attacco. Mancini potrebbe essere tentato da un tridente composto da Zaniolo, Pio Esposito e Kean, un reparto fisicamente importante ma capace anche di attaccare la profondità e allargarsi.

In alternativa, con Pio Esposito riferimento centrale, sulle fasce potrebbero trovare spazio Inacio oppure giocatori più equilibrati come Cambiaghi e Vergara.

Sono ancora molte le variabili da definire e i prossimi allenamenti forniranno indicazioni più precise. Di certo, il nuovo ciclo riparte da una rosa che potrà ulteriormente arricchirsi con i rientri di Palestra, Dimarco, Locatelli e Buongiorno.

Mancini non ha promesso un’altra magia come quella di Wembley. Ha scelto una frase più prudente: «In quattro anni qualcosa porteremo a casa». Adesso tocca al campo cominciare a darle un significato.