Il problema non è soltanto aver perso a Reggio Emilia. È il modo in cui la Juve ha consegnato la partita al Sassuolo, trasformando una serata storta in un campanello d’allarme che alla Continassa nessuno può più ignorare. La squadra di Luciano Spalletti si è ritrovata davanti allo specchio e l’immagine restituita non è quella attesa dopo un mercato importante e un progetto che punta dichiaratamente a tornare protagonista.
Gli alibi esistono, a cominciare dall’infermeria piena, ma non bastano più. La Juventus deve ritrovare rapidamente entusiasmo, personalità e coraggio, perché cinque punti di distanza dalla vetta dopo appena tre giornate non sono ancora una condanna, ma rappresentano già un primo segnale da non sottovalutare.
Gli errori dei senatori e le scelte che non hanno funzionato
Spalletti si è assunto le proprie responsabilità, ma non ha nascosto il fastidio per una serie di errori difficili da prevedere. A partire da Bremer, alla prima partita con la fascia da capitano nell’era post-Locatelli, apparso lontano dal rendimento abituale.
Anche Kalulu è sembrato avere meno brillantezza rispetto alla scorsa stagione, mentre Lucumi, arrivato proprio per la sua capacità di accompagnare l’azione e uscire palla al piede, è stato sostituito già all’intervallo dopo un primo tempo complicato.
In mezzo al campo la manovra è risultata troppo prevedibile. Sulle fasce, invece, la lucidità è arrivata quasi esclusivamente da Zhegrova, ma soltanto quando la partita era ormai saltata. Ancora in difficoltà Kolo Muani, mentre Woltemade ha mostrato segnali interessanti senza però riuscire a tradurli nella direzione richiesta dall’allenatore.
Spalletti chiede una reazione
È da qui che deve ripartire la Juventus. Alla ripresa degli allenamenti, Spalletti ha indicato alla squadra una strada precisa: recuperare la voglia di giocare, rischiare qualcosa in più e non rifugiarsi nelle soluzioni più semplici.
Il tecnico toscano sa di avere responsabilità importanti, ma anche la società pretende una risposta immediata. Ad aprile il club gli ha rinnovato il contratto fino al giugno 2028 e l’idea di cambiare guida tecnica non appartiene, almeno per ora, alla dirigenza.
Lo ha ribadito l’amministratore delegato e direttore generale Giovanni Carnevali: «Non è nel mio spirito cambiare tecnico… ma la sconfitta di Reggio Emilia sia di insegnamento».
Parole che confermano la fiducia, ma anche la necessità di imparare dalla caduta. Perché la Juventus non può permettersi di trasformare una stagione appena iniziata in un lungo inseguimento.
I numeri non aiutano Spalletti
Il rendimento dell’ultimo periodo non è dalla parte dell’allenatore. La media punti di Spalletti dallo scorso novembre a oggi è inferiore a quella di tecnici considerati tra i principali riferimenti del campionato, come Chivu, Fabregas e Gasperini.
Non significa che la panchina sia immediatamente in discussione, ma rende inevitabilmente più pesante l’esame. La società non vuole cambiare allenatore, almeno per il momento, e considera la sconfitta di Reggio Emilia soprattutto come un’occasione per capire cosa non abbia funzionato.
Il problema è che nella piazza bianconera il malumore cresce e torna a circolare un nome che non ha mai smesso di affascinare i tifosi: Antonio Conte.
Conte osserva, la piazza sogna
Il tecnico salentino è libero e continua a guardare con attenzione ciò che accade nel mondo del calcio. Ha valutato anche l’ipotesi di un ritorno in Nazionale, ma l’eventuale chiamata della Juventus avrebbe inevitabilmente un peso differente.
Non c’è, oggi, una trattativa né una decisione imminente. Ma il partito di chi vorrebbe rivedere Conte sulla panchina bianconera sta tornando a farsi sentire. E più la squadra continuerà a offrire prestazioni confuse, più questa voce rischierà di diventare rumorosa.
NEC e Atalanta: subito due esami
Il calendario offre immediatamente alla Juventus la possibilità di reagire. Giovedì all’Allianz Stadium arriva il NEC Nijmegen per l’Europa League, poi sarà il turno dell’Atalanta di Maurizio Sarri.
Due partite che diranno molto sulla capacità della squadra di trasformare lo choc di Reggio Emilia in una lezione. La vetta è ancora vicina e lo scudetto non è un obbligo, ma provare a lottare per conquistarlo sì: è questo il senso degli investimenti effettuati durante l’estate.
Lucumi è stato fortemente voluto da Spalletti, così come Kolo Muani; anche gli altri innesti hanno contribuito a portare l’investimento complessivo intorno ai 100 milioni di euro. L’infermeria rappresenta un ostacolo concreto, ma non può diventare la spiegazione universale.
Se al 94’ Adzic ha avuto davanti a sé una prateria per firmare il gol decisivo del Sassuolo, gli assenti non possono essere chiamati in causa. La Juventus deve guardare dentro se stessa.
E deve farlo subito. Perché dopo la notte di Reggio Emilia i bonus sono finiti: ora contano soltanto risultati e atteggiamento. E su entrambi, per il momento, la Juventus è ancora rimandata.