Il caso Giovanni Malagò non è affatto arrivato al capolinea. Anzi, la decisione presa ieri dal procuratore generale dello Sport Ugo Taucer apre un nuovo capitolo di una vicenda destinata ancora a far discutere il mondo dello sport italiano. Il procedimento sportivo nei confronti del presidente della Figc è stato archiviato, ma gli atti sono stati trasmessi alla Segreteria Generale del Coni per verificare eventuali profili di inosservanza dei Principi fondamentali del Coni da parte della Federazione.
Una scelta che tiene formalmente fuori Malagò dal procedimento disciplinare, ma che sposta il tema sul piano istituzionale e rende ancora più delicata la questione.
Il nodo del tesseramento
Al centro della vicenda c’è l’interpretazione della norma che richiede, per la candidatura alla presidenza federale, di essere «in regola con il tesseramento». Il requisito è contenuto nei Principi fondamentali del Coni ed è stato recepito anche nello Statuto Figc, all’articolo 29, comma 1.
Il procuratore federale Giuseppe Chinè aveva sostenuto una lettura diversa: il requisito, secondo questa interpretazione, sarebbe vincolante per chi è già tesserato, tenendo conto anche delle particolarità del sistema elettorale della Figc e dei precedenti della giustizia federale.
La posizione di Taucer è invece più netta. Malagò, quando il 13 maggio aveva presentato la propria candidatura, non possedeva la tessera Figc e per il procuratore generale proprio questo elemento avrebbe dovuto essere considerato ai fini della candidabilità e dell’eleggibilità.
Taucer, pur decidendo di non procedere disciplinarmente contro Malagò perché non tesserato e quindi non sanzionabile in quella sede, ha evidenziato una possibile responsabilità della Figc nell’applicazione delle proprie regole.
L’affondo contro la Figc
Nelle conclusioni trasmesse ieri, Taucer sostiene che la Federazione, «pur avendo recepito formalmente i Principi fondamentali del Coni nel proprio Statuto», non li avrebbe applicati correttamente nel caso specifico.
Secondo il procuratore generale, dunque, il problema non sarebbe soltanto quello della posizione personale di Malagò, ma il comportamento dell’organo federale nell’interpretazione del requisito del tesseramento.
È proprio questo passaggio ad aver spostato il fascicolo sul tavolo del Coni, che ora dovrà stabilire se la violazione ipotizzata esista realmente e, soprattutto, quale gravità attribuirle.
Lo spettro del commissariamento
Lo scenario più delicato è quello del commissariamento della Figc. Non si tratta al momento di una decisione presa né di un esito automatico, ma l’ipotesi esiste qualora la Giunta del Coni dovesse ritenere la vicenda una violazione grave dell’ordinamento sportivo.
Lo Statuto Coni, all’articolo 7 comma 5, prevede infatti la possibilità di commissariare una federazione in presenza, tra le altre ipotesi, di «gravi irregolarità nella gestione amministrativa o finanziaria» oppure di «violazioni gravi dell’ordinamento sportivo».
La valutazione sarà quindi politica e istituzionale oltre che giuridica. La competenza passerà ora al presidente del Coni Luciano Buonfiglio e alla Giunta, mentre l’eventuale commissariamento dovrebbe essere disposto dal Consiglio Nazionale su proposta della Giunta.
Buonfiglio frena: «Prima gli approfondimenti»
Questa mattina il tema sarà discusso in Giunta, alla quale partecipa anche lo stesso Malagò in qualità di membro Cio. Nessuna decisione, però, è prevista nell’immediato.
Buonfiglio ha scelto infatti la linea della prudenza: prima di prendere qualsiasi posizione vuole leggere nel dettaglio le conclusioni di Taucer e completare gli approfondimenti necessari.
I tempi non sono ancora definiti. Una volta convocata, una Giunta ordinaria ha normalmente un preavviso di sette giorni, che scende a due nel caso di una riunione straordinaria. Non è però detto che sia necessario attendere un mese: la convocazione potrà arrivare quando il Coni riterrà di avere tutti gli elementi per esprimersi.
Malagò resta sereno
Nel frattempo, Malagò non sembra intenzionato a farsi condizionare dalla vicenda. Già ieri mattina, intervenendo a La Politica nel Pallone su Rai Gr Parlamento, aveva ribadito di non temere l’eventualità di una decadenza.
«Non ho paura di decadere», ha spiegato il presidente Figc, rivendicando la propria serenità nonostante quello che considera un tentativo di modificare gli equilibri costruiti attraverso il consenso.
Una cosa, però, appare già certa: la partita sul tesseramento di Malagò è tutt’altro che chiusa. L’archiviazione del procedimento disciplinare non mette la parola fine alla vicenda. Adesso la decisione passa al Coni, e sarà la valutazione della Giunta a determinare il prossimo capitolo.