La Juve aveva cominciato il percorso con Luciano Spalletti sapendo che non sarebbe bastato un semplice cambio di allenatore per cancellare mesi di difficoltà. L’obiettivo era rimettere ordine dopo la lunga crisi dell’ultimo Allegri-bis, il fallimento di Thiago Motta e la parentesi Tudor. Ma se nelle prime settimane qualche segnale incoraggiante aveva lasciato pensare a una svolta, la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo ha riportato a galla interrogativi che sembravano almeno in parte superati.
Spalletti, in fondo, aveva già assaggiato quanto fosse complicato raddrizzare questa barca. Nella seconda parte della scorsa stagione era arrivato a un passo dalla qualificazione in Champions League, salvo vedere sfumare tutto nella volata finale contro concorrenti come Roma e Como, capaci di trovare energie e motivazioni superiori proprio nel momento decisivo.
Una squadra costruita non come voleva Spalletti
Anche in estate qualche dubbio era rimasto. La Juventus e il suo allenatore si erano seduti attorno a un tavolo per costruire una squadra più adatta alle sue idee, ma i margini economici erano limitati e il contratto già sottoscritto rendeva complicato immaginare un’altra separazione.
Le richieste di Spalletti erano piuttosto chiare. Serviva innanzitutto un centravanti vero, uno capace di vivere dentro l’area e garantire gol con continuità: il nome individuato era Sorloth. Poi un centrocampista in grado di organizzare il gioco e dettare i tempi, una sorta di alternativa a Lobotka, considerato però incedibile. Infine un terzino sinistro di ruolo, considerando che l’unica soluzione naturale era Cambiaso, oggi ai box, con Celik costretto all’occorrenza a giocare fuori posizione.
Gli infortuni hanno complicato ulteriormente il quadro. E così Spalletti si è ritrovato a rispolverare Koopmeiners in mezzo al campo, accanto a Douglas Luiz, adattando ancora una volta le risorse a disposizione.
Il problema del gol resta irrisolto
Il vero tallone d’Achille della Juventus continua però a essere il gioco offensivo. Kolo Muani è un giocatore di qualità, ma non sembra avere caratteristiche e continuità sufficienti per sostenere da solo tutto il peso dell’attacco. E il giudizio su Woltemade è ancora inevitabilmente sospeso.
L’altezza, del resto, non basta per trasformare automaticamente un giocatore in un grande riferimento aereo. I quasi due metri del tedesco non garantiscono necessariamente efficacia nei duelli di testa, come dimostrato anche nel convulso finale di Reggio Emilia, quando ha avuto una grande occasione ma non è riuscito a sfruttarla.
La Juventus della scorsa stagione aveva trovato maggiore pericolosità con il ritorno di Vlahovic. Oggi, invece, vive soprattutto di episodi e fiammate. Come la doppietta di Zhegrova contro il Sassuolo, il colpo di testa di Gatti contro il Milan o le invenzioni di Chico Conceiçao, che però non può trasformarsi ogni settimana nell’unico risolutore dei problemi bianconeri.
E adesso preoccupa anche la difesa
Il passo indietro più evidente contro il Sassuolo, però, è arrivato nella fase difensiva. L’assenza di Locatellipuò aver inciso sull’equilibrio complessivo della squadra, perché il centrocampista rappresenta una pedina importante per proteggere la linea arretrata e dare ordine alla fase di non possesso.
Ma a Reggio Emilia non è stato soltanto un problema tattico. Sono arrivati anche numerosi errori individuali e di reparto.
Bremer ha sbagliato alcune uscite insolite per lui, mentre Lucumí, ammonito molto presto, è stato sostituito da Kelly senza che la situazione migliorasse. Anche Kalulu, ormai utilizzato di fatto come terzo centrale aggiunto, ha commesso diversi errori nelle diagonali difensive.
Ed è proprio questo il campanello d’allarme più rumoroso. Se fino a pochi giorni fa il lavoro di Spallettipoteva essere giudicato almeno parzialmente positivo, la prestazione contro il Sassuolo impone una brusca frenata. La Juventus deve ritrovare certezze, equilibrio e soprattutto continuità.
Per il tecnico toscano la missione resta quella di sempre: salvare la barca. Ma dopo Reggio Emilia sembra quasi di essere tornati al punto di partenza.