Le parole

Mastantuono carica Firenze: “Gol e assist con i consigli di Batistuta”

L’argentino, appena arrivato alla Fiorentina, si racconta: l'idolo Messi, l'amico Dybala, l'incontro con il grande ex centravanti viola

Mastantuono carica Firenze: “Gol e assist con i consigli di Batistuta”

Franco Mastantuono è uno dei colpi più affascinanti della nuova Fiorentina. Il giovane talento argentino, classe 2007, è arrivato in viola dal Real Madrid con la formula del prestito fino al 30 giugno 2027. Dopo una stagione a Madrid caratterizzata da 35 presenze e 3 gol, Mastantuono ha scelto Firenze per trovare maggiore continuità e spazio, convinto dal progetto viola e dal tecnico Fabio Grosso.

Il suo arrivo ha acceso immediatamente l’entusiasmo dei tifosi: circa 500 sostenitori lo hanno accolto all’aeroporto di Peretola, in un’atmosfera da grande colpo di mercato. Tecnica, fantasia e personalità sono le qualità sulle quali la Fiorentina punta per trasformare Mastantuono in uno dei protagonisti della stagione. E lui si è raacontato così alla Gazzetta dello Sport:

Partiamo dalla storia: com’è stato l’incontro con Batistuta per il Centenario viola?

«Una grande emozione. Abbiamo parlato di calcio, della città, dei tifosi, di cosa significa giocare qui. Farò tesoro dei suoi consigli. A Firenze vivo a casa sua».

Cosa s’aspetta dall’esperienza italiana?

«Di giocare con continuità, crescere e aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi».

Tra questi c’è anche l’Europa?

«Non è il momento di parlarne ma conosciamo il nostro valore, siamo giovani e con grande qualità. La squadra è forte e sappiamo che lavorando e migliorando ogni giorno possiamo toglierci delle soddisfazioni. De Gea e gli altri ci mettono l’esperienza, noi abbiamo entusiasmo e fame».

In A due ko di fila: perché questa falsa partenza?

«Abbiamo tanti giocatori nuovi e dobbiamo trovare gli equilibri. Io però ho molta fiducia, nella squadra e in Grosso. Ho scelto la Fiorentina anche per lui: quando mi ha chiamato ho capito che il suo progetto era perfetto per me».

Anche Mourinho l’ha spinta verso l’Italia?

«È un grande tecnico, mi ha colpito per l’energia che trasmette. Quando ci siamo parlati non avevo ancora scelto Firenze ma mi ha consigliato bene. Con lui e col Real abbiamo deciso che andare a giocare fosse la scelta migliore».

Si rivede nella storia di Nico Paz?

«Nico al Como ha dimostrato quanto vale, il suo è un bell’esempio ma io sono venuto qui per il progetto viola e per misurami con la A».

Perché la Viola e non un club che gioca le coppe?

«L’Europa non era una discriminante, ho dato priorità alle prospettive. La Fiorentina punta sui giovani e sulla qualità, è il posto migliore dove poter esprimere la mia idea di calcio».

In cosa la Serie A è diversa dalla Liga?

«Il calcio italiano è più fisico e tattico, forse più simile a quello argentino. Più è difficile più sei costretto a migliorare, più ti marcano bene più devi ingegnarti. Solo così si cresce».

Sorpreso che il video in cui gioca a calcio in spiaggia sia diventato virale?

«Un po’ sì, perché non ho fatto nulla di strano: ero con i miei amici, ho visto bimbi col pallone e mi sono messo a giocare. Per me è normale come girare per la città, conoscere la storia, il cibo. Adoro la pasta e la focaccia. In questi giorni è venuta a trovarmi la mia famiglia ma io sono abituato a vivere da solo, sono andato via da Azul, il mio paese, a 13-14 anni».

Com’è stato avere papà come primo allenatore?

«Alti e bassi: avevo 10 anni, pretendeva tanto e a volte si litigava. Lui giocava punta, un 9. Però è bello condividere l’amore per il calcio».

Ci racconta il gol su punizione nel Superclasico?

«Ricordo lo stadio del River pieno, da brividi. Prima di calciare dissi ai miei compagni che avrei tirato a giro. Quando ho visto la palla in porta sono impazzito. È stato il momento più bello della mia vita».

L’idolo è Messi, c’è un argentino a cui assomiglia?

«Messi è unico e il migliore di tutti, giocare con lui in nazionale è stato un privilegio ed è triste che abbia lasciato la Seleccion. Ammiro Di Maria e Dybala, Paulo gioca nella mia posizione ma è assurdo paragonarmi a calciatori che hanno avuto una carriera straordinaria. Con Dybala ho un ottimo rapporto, durante le vacanze abbiamo giocato a padel in Argentina. E non vedo l’ora di affrontare Lautaro e l’Inter».

Spera in una chiamata della Seleccion subito?

«La maglia dell’Argentina è la più bella di tutte e io spero di tornare a indossarla presto, ma perché accada devo lavorare tanto, allenarmi e giocare».

Il miglior pregio e il peggior difetto?

«Vado sempre avanti, attacco l’avversario e ho personalità. Devo migliorare su tante cose, tra cui l’efficacia sotto porta. Conosco le mie potenzialità, so che posso diventare un grande giocatore e ogni giorno ci metto passione e amore».

Meglio il calcio o la chitarra?

«Sono un fanatico della musica, in particolare il rock, e mi diverto a suonare ma non sono molto bravo. La musica è parte di me, mi rilassa e mi rende felice».

Chi l’ha impressionata di più al Real?

«Mbappé è un fenomeno, Bellingham è fortissimo e mi dava tanti consigli, Brahim Diaz ha una tecnica pazzesca. Al Real ho giocato 35 partite, non sono poche alla mia età. È stato un anno di grandi cambiamenti, col trasferimento in Europa, e un’esperienza molto positiva».

Chi è l’attaccante più forte della Serie A?

«I nostri, Pellegrino e Beto. Mateo è fortissimo di testa e ha bisogno di assist: voglio far divertire i tifosi segnando ma anche mandando in gol i compagni».