Il Mondiale a 48 squadre è appena andato in archivio e il dibattito sul futuro della competizione è già esploso. A innescarlo è stato Alejandro Domínguez, presidente della Conmebol, che con un messaggio pubblicato sui social ha dato praticamente per certo che l’edizione del 2030 sarà disputata con 64 nazionali. Un’affermazione destinata a far discutere, soprattutto perché sembra entrare in contrasto con quanto dichiarato finora dal presidente della FIFA, Gianni Infantino.
Nei primi giorni del torneo americano, infatti, Infantino aveva mantenuto un atteggiamento prudente. Aveva spiegato che l’ipotesi di un ulteriore ampliamento sarebbe stata valutata soltanto dopo la conclusione del Mondiale, demandando ogni decisione alle commissioni competenti e agli organi della FIFA. Un iter che, almeno formalmente, dovrebbe coinvolgere tutte le 211 federazioni affiliate.
Le parole di Domínguez, invece, sembrano cancellare qualsiasi dubbio. «Nel 2030 i Mondiali si giocheranno in Uruguay, Argentina e Paraguay e vedranno la partecipazione di 64 squadre», ha scritto il numero uno del calcio sudamericano, dando l’impressione che la decisione sia ormai stata presa.
Un’uscita che apre inevitabilmente due scenari. Il primo è che il presidente della Conmebol abbia semplicemente anticipato i tempi, lasciandosi trascinare dall’entusiasmo dopo la conclusione del torneo. Il secondo, decisamente più delicato, è che esistano già accordi informali con la FIFA e che il percorso decisionale annunciato da Infantino rappresenti soltanto un passaggio formale.
L’idea di un Mondiale con 64 partecipanti non nasce oggi. Era emersa già durante il Consiglio FIFA del marzo 2025, quando un dirigente uruguaiano aveva avanzato la proposta. All’epoca la federazione internazionale aveva parlato di un’iniziativa spontanea, ma diversi osservatori avevano accolto quella ricostruzione con scetticismo, ricordando precedenti simili, come la proposta di disputare il Mondiale ogni due anni.
Lo stesso Domínguez, nei mesi successivi, aveva più volte dichiarato di sognare un’edizione speciale del torneo del Centenario con 64 nazionali, sostenendo che sarebbe stato il modo migliore per coinvolgere l’intero pianeta nella celebrazione dei cento anni della Coppa del Mondo.
L’eventuale ampliamento, però, rischia di alimentare ulteriormente le tensioni tra FIFA e UEFA. L’organismo europeo non aveva nascosto le proprie perplessità già davanti al passaggio da 32 a 48 squadre e difficilmente accoglierebbe con favore un’ulteriore espansione.
I rapporti tra le due istituzioni, del resto, si sono raffreddati negli ultimi mesi. Diverse decisioni prese durante il Mondiale hanno provocato malumori a Nyon, culminati in un duro comunicato della UEFA che ha criticato alcune scelte disciplinari, parlando di un precedente pericoloso per la credibilità delle competizioni internazionali.
Anche sul piano politico il clima appare meno disteso rispetto al passato. L’assenza del presidente UEFA Aleksander Čeferin alla finale del Mondiale è stata letta da molti come un segnale di distanza nei confronti della governance di Infantino.
Se davvero il torneo del 2030 dovesse passare a 64 squadre, sarà necessario ripensarne completamente la formula. L’ipotesi più accreditata prevede 16 gironi da quattro squadre, con le prime due classificate qualificate ai sedicesimi di finale e un lungo percorso a eliminazione diretta fino alla finale.
Per ora, però, una certezza non c’è. L’annuncio di Domínguez ha acceso il dibattito, ma la FIFA non ha ancora ufficializzato alcuna decisione. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Mondiale a 64 squadre sia davvero il futuro del calcio o soltanto un’anticipazione arrivata troppo presto.