La leggenda

Messi, addio al Mondiale tra le lacrime

L’ultima partita in maglia albiceleste finisce con una sconfitta in finale: la Roja domina, la Pulce non riesce a incidere e saluta con la medaglia d’argento

Messi, addio al Mondiale tra le lacrime

Doveva essere il finale perfetto, si è trasformato nell’epilogo più amaro. Lionel Messi ha salutato l’Argentina con una sconfitta nella finale del Mondiale contro la Spagna, chiudendo la sua straordinaria avventura in maglia albiceleste tra le lacrime e gli applausi dei tifosi. Come nel 2014 contro la Germania, il sogno si è infranto dopo una battaglia arrivata fino ai tempi supplementari. Stavolta, però, c’era anche il peso dell’ultima recita: l’occasione di lasciare la Nazionale con un altro titolo mondiale e di scrivere l’ennesimo capitolo della sua leggenda. La Roja, però, gli ha sbarrato la strada.

Sin dall’ingresso in campo, con la fascia da capitano al braccio, tutti gli occhi erano puntati su di lui. L’attesa era quella delle grandi occasioni, la speranza argentina era affidata ancora una volta ai piedi del numero 10. Ma la Spagna ha costruito una gabbia quasi perfetta attorno alla Pulce, confermando la solidità difensiva mostrata per tutto il torneo. Messi ha faticato a trovare spazio, non è mai riuscito a prendere in mano la partita e, nei novanta minuti regolamentari, non ha neppure calciato verso la porta avversaria. Qualche fallo subito, pochi lampi e la sensazione di essere stato isolato da una squadra che non è riuscita ad accompagnarlo come nelle precedenti sfide del torneo.

A pesare sono stati anche la condizione fisica e le energie consumate durante il Mondiale. Il caldo soffocante del New Jersey e la fatica accumulata hanno limitato il trentanovenne di Rosario, costretto spesso a giocare lontano dall’area. L’espulsione di Enzo Fernandez, che ha lasciato l’Argentina in inferiorità numerica nei supplementari, ha complicato ulteriormente il compito dell’Albiceleste. Con Julian Alvarezsostituito per rinforzare la difesa e Lautaro Martinez rimasto in panchina dopo l’esaurimento dei cambi, Messi è rimasto l’unico riferimento offensivo, senza però riuscire a trovare la giocata decisiva.

L’unico momento di vera protesta è arrivato nel finale dei tempi regolamentari, quando il numero 10 ha chiesto l’espulsione di Marc Cucurella, reo di avergli rivolto alcune parole durante un contrasto. Messi ha richiamato l’attenzione dell’arbitro e del Var, ma l’episodio non è stato ritenuto meritevole di un cartellino rosso. Nel finale ha provato a scuotere i suoi con una conclusione e un paio di palloni pericolosi, troppo poco per cambiare il destino della partita.

Al triplice fischio è arrivata l’immagine destinata a restare nella memoria. Con la medaglia d’argento al collo, Messi ha ascoltato il coro dei tifosi argentini dedicato a lui e alla squadra. Le lacrime sono scese inevitabili, mentre avversari come Pedri e Lamine Yamal si sono avvicinati per abbracciarlo e rendergli omaggio. Un saluto pieno di rispetto per uno dei più grandi calciatori della storia.

Il sogno si è chiuso senza il lieto fine che l’Argentina aveva immaginato. Ma il lascito di Lionel Messi resta immenso. L’ultima partita non cancella un percorso irripetibile, né il posto che il fuoriclasse di Rosario occupa nella storia del calcio. Questa volta il sipario è calato tra le lacrime. E forse, proprio per questo, l’addio è diventato ancora più umano e indimenticabile.