Vent’anni sembrano pochi nella vita di una persona, ma nel calcio rappresentano un’eternità. Il 9 luglio 2006 l’Italia conquistava il suo quarto Mondiale battendo la Francia ai rigori nella finale di Berlino. Oggi, molti dei ragazzi che hanno appena affrontato l’esame di maturità non erano ancora nati, mentre da quella notte magica la Nazionale ha vissuto soprattutto delusioni: eliminazioni premature e due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali hanno trasformato quel trionfo in un ricordo sempre più lontano.
Eppure anche alla vigilia di Germania 2006 il clima non era dei migliori. Lo scandalo di Calciopoli aveva travolto il calcio italiano, diversi azzurri appartenevano a club coinvolti e in molti prevedevano un torneo disastroso. Marcello Lippi riuscì invece a compiere un autentico capolavoro umano prima ancora che tattico, creando un gruppo compatto e capace di isolarsi dalle polemiche.
A distanza di anni fa quasi sorridere sentire quella squadra definita “operaia”. In rosa c’erano Buffon, Cannavaro, Nesta, Pirlo, Gattuso, Totti, Del Piero, Toni, Inzaghi e tanti altri campioni che avrebbero scritto pagine importanti della storia del calcio italiano. Più che una squadra di comprimari, era una formazione ricca di talento ed esperienza.
Il cammino iniziò con il successo sul Ghana, proseguì con il pareggio contro gli Stati Uniti e con la vittoria sulla Repubblica Ceca che consegnò il primo posto nel girone. Agli ottavi servì invece il rigore trasformato da Totti al 93′ contro l’Australia, dopo una partita complicatissima giocata in inferiorità numerica. Da quel momento la fiducia aumentò: il netto 3-0 all’Ucraina spalancò le porte della semifinale.
La sfida con la Germania a Dortmund resta una delle partite più emozionanti della storia azzurra. Dopo novanta minuti di equilibrio, nei supplementari arrivarono il sinistro di Fabio Grosso e il contropiede chiuso da Alessandro Del Piero, due reti che spensero il sogno dei padroni di casa.
La finale contro la Francia fu il perfetto riassunto di quel Mondiale: il rigore di Zidane, il pareggio di Materazzi, l’espulsione del fuoriclasse francese dopo la celebre testata e infine la lotteria dei rigori. L’ultimo tiro di Grosso regalò all’Italia il quarto titolo mondiale e chiuse un’impresa costruita sullo spirito di gruppo, con dieci marcatori diversi, un record ancora oggi simbolo di quella squadra.
Vent’anni dopo, Berlino continua a rappresentare l’ultimo grande capolavoro del calcio italiano. Da allora gli azzurri hanno conosciuto soprattutto amarezze, ma quella notte dimostra che anche nei momenti più difficili una squadra unita può ribaltare qualsiasi pronostico. È il ricordo da cui ripartire per immaginare un futuro finalmente all’altezza della nostra storia.