A 34 anni, James Rodriguez sa che questo potrebbe essere il suo ultimo Mondiale. E proprio per questo vuole chiudere il cerchio nel modo migliore.
L’immagine che ancora oggi lo accompagna è quella del capolavoro realizzato contro l’Uruguay agli ottavi del Mondiale del 2014 in Brasile: controllo di petto e conclusione al volo sotto l’incrocio, uno dei gol più belli nella storia della competizione.
Quella Colombia raggiunse per la prima volta i quarti di finale, cancellando almeno in parte uno dei ricordi più dolorosi del calcio colombiano: l’autogol di Andrés Escobar contro gli Stati Uniti nel Mondiale del 1994.
Pochi giorni dopo quella partita, Escobar venne assassinato a Medellín, trasformando una tragedia sportiva in una ferita nazionale.
James, invece, regalò ai suoi connazionali un’immagine diversa, un simbolo di orgoglio da custodire nel tempo.
Ora spera di costruirne un’altra.
La sfida con il Congo vale i sedicesimi
Dopo il successo per 3-1 contro l’Uzbekistan, la squadra guidata da Nestor Lorenzo ha la possibilità di staccare il pass per i sedicesimi già nella sfida contro la Repubblica Democratica del Congo.
Con una vittoria, la Colombia metterebbe una seria ipoteca sul passaggio del turno.
E James potrebbe avvicinarsi a un altro traguardo personale: diventare il giocatore con il maggior numero di presenze nella storia della nazionale, superando David Ospina, suo ex cognato.
Luis Diaz, il simbolo della resilienza colombiana
Accanto a James continua a brillare la stella di Luis Diaz, già a segno nella gara d’esordio.
L’attaccante del Bayern Monaco porta con sé una storia che va oltre il calcio. Nel 2023 i suoi genitori furono sequestrati e il padre venne liberato soltanto dopo dodici giorni di prigionia.
Le difficoltà, però, erano iniziate molto prima.
Da bambino era estremamente magro e i medici individuarono nella malnutrizione il principale problema della sua crescita. Il calcio, in un certo senso, gli ha salvato la vita.
Oggi è uno dei punti di riferimento della Colombia.
Il Congo e una realtà molto più grande del calcio
Dall’altra parte ci sarà la nazionale guidata dal tecnico francese Sébastien Desabre, soprannominato “il fiorista” per il passato trascorso a gestire un’azienda di fiori parallelamente alla carriera da allenatore.
Per la Repubblica Democratica del Congo, però, il Mondiale rappresenta molto più di una semplice competizione sportiva.
Il Paese continua a convivere con il conflitto armato nella parte orientale del territorio e con una difficile emergenza sanitaria.
Sul piano tecnico la Colombia parte nettamente favorita, ma il calcio mondiale ha insegnato più volte che i pronostici non bastano.
James Rodriguez lo sa bene. E proprio per questo vuole sfruttare ogni occasione.
Perché, quando tra molti anni si guarderà indietro, seduto in veranda a ripensare alla sua carriera, il desiderio è uno soltanto: ricordarsi di aver salutato il Mondiale da protagonista.